1) Telesio. Il tutto  costituito di tre elementi.
Secondo Telesio, che continuamente polemizza con Aristotele, tutti
gli enti sono costituiti non da quattro elementi, bens da tre:
due nature agenti, il caldo e il freddo, e  una massa corporea, la
materia, che non muta mai.
B. Telesio, De rerum natura iuxta propria principia, capitolo
quarto (pagina 35).

Sia il calore sia il freddo sono incorporei, dal momento che il
calore emanante dal sole o anche dal nostro fuoco e il freddo
emanante dalla terra sembra emanando non siano congiunti ad
alcunch di corporeo; e l'uno e l'altro penetrano fin nell'interno
delle cose tutte, anche le pi dense e le pi profonde e si
insinuano entrambi in qualunque loro parte e in qualunque punto.
Cosicch non rimane punto alcuno delle cose che non venga occupato
tutto nell'intimo dal calore o dal freddo che subentrino, se
questo non  la sola massa o il solo calore o il solo freddo o
entrambi; tutto ci, evidentemente, non potrebbe affatto avvenire
se [i due princpi] fossero corporei. La terra non risulta dal
solo freddo, n il sole e le altre stelle o qualsiasi altra parte
del cielo, n ente alcuno che siano costituiti dal calore,
risultano dal solo calore; ma tutti appaiono risultare anche dalla
mole corporea. E degli enti che derivano dal sole, non ve n'
alcuno che provenga da nessuna cosa corporea e da non ente, ma
chiaramente derivano tutti dalla terra e dagli altri enti in
quanto vengono disperse le altre loro condizioni - il freddo, la
densit, l'oscurit e l'immobilit - e vengono annullate e ridotte
a non ente ma non viene parimenti ridotta a nulla e permane la
mole corporea. E poich non si percepisce azione alcuna del freddo
o del calore, che possa sembrare emessa dal puro calore o dal puro
freddo senza che essi ineriscano ad alcuna massa corporea, occorre
di necessit [attribuire alla] costituzione degli enti di natura,
di cui noi andiamo indagando i princpi e la natura costitutiva,
anche la massa corporea. Pertanto bisogna porre senz'altro alla
base [degli enti] tre pincpi: due nature agenti, il caldo e il
freddo e una massa corporea; e questa  parimenti propria e
congrua all'uno e all'altro principio ed  atta ad espandersi, a
dilatarsi, a condensarsi e a ridursi e ad assumere quella
disposizione che il caldo e il freddo richiedono. E, di fatto, se
una unica massa non accogliesse entrambi i princpi e tutti gli
enti non fossero costituiti da una unica e medesima massa, alcun
ente (il che si pu vedere talvolta accadere se non di colpo e al
primo mutamento, attraverso mutamenti vari) non potrebbe essere
ridotto in altro e la terra stessa non potrebbe essere ridotta in
cielo e infine in sole; ma si muterebbero tra di loro soltanto in
senso reciproco gli enti derivanti dalla massa medesima.
Pertanto da Dio Ottimo Massimo fu creata la massa corporea in modo
che le nature agenti e operanti la penetrassero e sussistessero in
essa e le conferissero ciascuna la propria specie e disposizione,
atta all'indole e all'azione operativa loro, cosicch da quella
potessero derivare il cielo e la terra e tutti gli altri enti.
Essa in s non fornisce altro, ma solo la massa e la corporeit;
non era necessaria ch'essa fosse dotata, n appare di fatto dotata
di alcuna forma di dilatarsi e di effondersi, o di muoversi e di
concentrarsi, n di quella specie agente e vigente e visibile che
ha propriet di respingere appunto l'opposta specie, come 
proprio delle nature agenti e operanti; ma essa  creata inerte
nel profondo e ignava e come morta e oscura e invisibile. Non d
mai a vedere perci di accrescersi e come di rinnovarsi, ma l
dove una parte di essa sembra espandersi, manifestamente s'espande
e si estende pel subentrare del calore del sole; l dove si riduce
a massa minore, manifestamente  il freddo che la condensa e la
costringe. E l dove, investita da grandissimo calore e quasi
ridotta in fiamme, ma non abbastanza sviluppata, non resa cio
tanto tenue e leggera, che non possa opporsi per nulla alla
abbondanza e alla forza del calore che la pervade e in nulla
affievolirlo e gravarlo,  tanta da superare essa e vincere il
calore in modo da non operare contro la propria tendenza, essa non
sale verso l'alto e non rimane sospesa in alto (come sembra
operare quando  superata dal calore o dal freddo), ma cade e si
disperde. Poich poi gli enti che sono un poco pi densi, di
qualunque natura dotati, e, come s' detto, le stesse fiamme,
quando non siano diventate del tutto tenui, sembrano ricadere
afflosciandosi, tale comune tendenza alla caduta di tutte queste
cose deve necessariamente attribuirsi ad una natura di cui esse
tutte partecipino. Ora non pu attribuirsi al calore, il quale,
quando riesca a dominare, sembra costantemente tendere all'alto;
meno ancora pu attribuirsi al freddo, il quale non pu inerire
probabilmente a nessuno dei nostri enti e certamente non alle
fiamme, per quanto esse possano essere dense, e non ha capacit di
caduta ma di contrazione, poich rifugge da qualsiasi moto. Gli
enti che cadono, inoltre, sono tutti pi o meno corpulenti, e
quanto pi sono dotati di massa pi abbondante tanto pi cadono
con facilit e velocit maggiore. Dunque questa [tendenza a
cadere]  da attribuire alla massa; ed essa non  da considerare
neppure un movimento o una operazione, ma piuttosto la privazione
e l'impotenza di ogni operazione. E' chiaro infatti che le fiamme
che cadono cadono proprio pel fatto che il calore che  in esse
(il che fa quando essi siano rese pi tenui) non pu portarle pi
in su n sostenerle in alto. Essendo inerte e come  morta,
impotente ad ampliarsi ed effondersi, la massa deve essere
necessariamente invisibile. Come illustreremo pi ampiamente a suo
luogo, sono visibili in verit soltanto quelle nature le quali
(come, a quanto pare, fa il caldo e come  lecito ritenere farebbe
anche il freddo se ci giungesse intatto) si espandono dal punto in
cui sono e, giunte a colpire gli occhi, ne impressionano l'interno
spirito con la loro specie. Ma poich ci che  come la massa, ha
una specie inerte e inoperante, ma ha comunque una specie,
anch'essa deve averne una: si pu pensarla, come sopra s' detto,
dotata di quella oscurit che si vede alla superficie della terra
e in alcuni dei nostri enti, la quale non s'effonde affatto. La
massa pertanto  per s invisibile e per nulla genera visibilit o
visione; per nulla - ci che fa qualsiasi bianchezza, qualsiasi
specie di calore - diffonde la visibilit, per nulla - ci che si
deve ritenere farebbe la specie del freddo - la restringe; non ha
in s alcuna forza operativa, ma  inerte quale sembra essere la
materia, e appare come morta. Ed essa  tale che, come si dir
altrove, sempre si ritrova insita in quegli enti nei quali il
calore ivi presente viene soffocato e tenuto nascosto nel profondo
dalla abbondanza e dalla densit della materia; e in questi accade
che se non tutto il calore presente, certo una grande porzione di
esso, si disperde in modo che quello che rimane  celato nella
massa di materia; ed essa  tale che appare sempre insita cos
nella materia e associata alla bianchezza del calore ivi insito.
Poich infatti la materia  resa atta ugualmente ad accogliere il
calore e il freddo, per quanto a lungo sia investita dall'uno dei
due, non sembra diventare cionondimeno per questo meno atta ad
accogliere l'altro, e riceve e l'uno e l'altro come perfezione
propria. Pertanto  logico pensare che nella materia non ci sia
alcuna condizione che sia contraria alle condizioni del calore o
del freddo e non possa con esse accordarsi e che quindi debba
negarsi al calore o al freddo; solo la posizione e il posto della
materia possono talora essere del tutto mutati da entrambi i
princpi; ma non vengono affatto annullati dall'uno o dall'altro
la natura o alcuna delle condizioni proprie sostituite con
un'altra che sia contraria o dissimile da quella abolita e sia
propria della natura che agisce. Cos, ad es., se la materia 
nera per sua natura, per quanto venga occupata da calore e da esso
investita di bianchezza, tuttavia  giocoforza che essa conservi
sempre quella nerezza che le  insita. E si pu vedere che essa 
presente anche negli enti pi bianchi, e nello stesso candore del
sole; il quale, penetrando le nubi che sono un poco pi profonde e
le acque e anche rilucendo attraverso di esse, non solo si riveste
di tutti i colori che sono intermedi tra il bianco e il nero, ma
anche del nero stesso. Anche quando  bianchissimo il colore di
tutte le nubi (come le cose, in cui le nubi concrescono, indicano,
come spiegheremo, a suo luogo), pure  necessario pensare che
rimanga insita nella materia loro la nerezza, che annerisce il
candore del sole che la permea. N la quantit della bianchezza
circonfusa nella quale la nerezza della materia rimane celata pu
impedire che essa alteri con il suo influsso il candore del sole,
poich occorre che la bianchezza, la quale  esilissima, superi di
molto in grandezza la nerezza che ad essa s'unisce per non essere
deturpata e resa nera; e l'incorporeo candore del sole non pu
essere pervaso da una quantit di bianchezza superiore a quella
della nerezza. Dal momento che, dunque, la nerezza, che si vede
alla superficie della terra e in molti dei nostri enti, dev'essere
anch'essa attribuita a una qualche natura e non pu essere
attribuita al calore, che ci  parso bianco per sua natura, e
ancor meno al freddo, che si trova per lo pi in quegli enti che
sono caldi, non resta se non ch'essa deve essere attribuita alla
materia [o massa corporea]. Onde risulta evidente, come si disse,
che la materia  corporea e una e priva di ogni operazione e
invisibile e nera [cio massa corporea].
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1964, volume
sesto, pagine 1240-1243.
